
Nome: Teagan Echo.Un nome assurdo, vero? I miei facevano tanto i perbenisti, ma sono convinta che qualcosa si siano sempre fumati. E non sto parlando del sigaro o della pipa che fa figo, ma di quello che Hunter consumava a dosi più che consistenti..su di lui non ha mai sortito un gran effetto, però, almeno apparentemente.
Cognome: Horizon. La gente a Seattle si riferiva a me e ad Hunter usando il cognome. Gli Horizon e Lewis, nel riferirsi a Kurt. Lo dicevano con quel loro tono di velato disprezzo, senza accennare minimamente ai nostri nomi, come se si sentissero in dovere di tenerci a distanza per ricambiare il distacco con cui noi apparentemente ci rapportavamo a loro..la verità? Semplicemente, tendavamo ad ignorarli. E, ci tengo a sottolinearlo, hanno cominciato loro, più o meno il giorno in cui non siamo comparsi a scuola con le figurine dei digimon, dominio del momento, in prima elementare: lì è parso chiaro che non ci saremmo piegati alle loro mode, e se non sei omologato non fai per loro. La solita vecchia storia. In ogni caso, i miei rari amici, Hunter e compagnia, mi hanno sempre chiamato Gun. Diminutivo di Teagan, e Pistola. Perchè sono silenziosa e apparentemente inoffensiva, ma offritemi anche solo un'occasione per incendiare la polvere da sparo e vedrete che proiettili. Quanto al secondo nome, piaceva a mia madre, quindi ha sentenziato fin dalla mia nascita che mi avrebbe chiamato così: come vedete, la mia denominazione è alquanto volubile.
Età: 18 anni. Nata il 2 novembre 1991, a Seattle.
Carattere: Sono straordinariamente silenziosa. Apparentemente introversa, incredibilmente riflessiva. Posso apparire fredda, forse per via del mio aspetto etereo, ma potrei riassumere tutte queste impressioni in una sola, pura e disarmante realtà: il resto del mondo non mi interessa. O meglio, lui ha scelto di non interessarsi a me e io ricambio, non cercando nemmeno di capirlo. Ho sempre cercato di isolarmi da tutto ciò che non fossero le mie note, confortanti presenze, e per la maggior parte del tempo la cosa ha funzionato: non facendomi coinvolgere da niente di esterno e materiale, non ho memoria di grossi traumi o dolori nel corso della mia vita, almeno fino alla notte sulla collina. Questo non significa che io sia intenzionata a trascorrere il resto della mia vita da sola, per quanto dopo i recenti sviluppi credo che sola non lo sarò in ogni caso. Sono intimamente convinta di poter essere una potenziale ottima amica, se qualcuno me ne desse l'occasione..sicuramente, una confidente perfetta, leale. Sincera fino a provocare disagio. Ipersensibile. Volubile. Il mio essere è costantemente attraversato da tempeste interiori, sensazioni, emozioni e pensieri che mi colpiscono e quasi mi mozzano il fiato, sferzandomi con la loro intensità, ma sembro possedere il potere innato di nascondere tutto ciò in modo assolutamente perfetto. In realtà dall'esterno potrei persino apparire come amorfa, e vagamente noiosa, ma come ho già accennato, mi basterebbe un minimo pretesto per trascinare lo sventurato prossimo nella mia personalissima tempesta.

Storia: Fin dalla nascita mia e di Hunter, fu chiaro quanto fossimo decisamente peculiari. I nostri genitori apparivano mediocramente banali, con i loro capelli scuri e gli occhi color palude, ma alla nostra nascita l'infermiera, che a quanto pare era fissata con storie di fate e simili, dichiarò che gli elfi dovevano sicuramente aver scambiato i loro figli con i bambini color palude che i miei genitori attendevano. Mio fratello aveva i capelli di un biondo chiarissimo, tendente persino al bianco nelle giornate di neve, schiarendosi fino ad un caldo giallo oro nei giorni di sole primaverili. Mio fratello sorrideva sempre. Mio fratello fu il primo a nascere, e poi venni io, una piccola d'elfo con i capelli più rossi che l'ospedale di Seattle avesse mai visto, e occhi di un azzurro accecante, che condividevo con quello che per il momento consideravo solo un fastidioso compagno d'utero ed espropriatore di cibo. Crescendo, però, finimmo col diventare sempre più legati, io e Hunter: i miei genitori avevano lavori normali, vivevano in una sorta di vita parallela in cui raramente ci infiltravamo, preferendo rimanere nella nostra dimensione elfica oltre all'orizzonte della normalità. Amavamo spendere intere giornate semplicemente chiusi in camera, parlottando tra noi sui segreti del mondo che conoscevamo appena, leggendoci libri ad alta voce o disegnando universi che non potevamo aver conosciuto, se non nella nostra piccola mente distorta. Amavamo ascoltare musica con il vecchio grammofono di un nonno che non avevamo mai conosciuto se non per fotografie ingiallite sparse per casa, sfogliare incuriositi i giornali e fissare ad occhi sgranati le foto di incidenti ed omicidi, o soffermarci sognanti su raffigurazioni di paesaggi che un pò somigliavano a quelli che disegnavamo. Le elementari trascorsero rapidamente, e nulla ci separò fino in prima media, in cui ammettemmo straordinariamente nel nostro piccolo mondo fatato un nuovo arrivato, con i capelli biondo scuro che durante le giornate estive si schiarivano pericolosamente, facendo a botte con quelli di Hunter, con i jeans stracciati e le scarpe da tennis rovinate quanto le nostre, con maglie sbiadite di un gruppo chiamato Nirvana e la presunzione di saper suonare la chitarra quando appena la strimpellava. Kurt entrò nel nostro orizzonte come un fulmine a ciel sereno, costringendoci a dividerlo bruscamente in tre per fargli spazio, ma donandoci in cambio tutto sè stesso..ed era bello stare ad ascoltarlo bisticciare con Hunter, o sentirlo ripetere per l'ennesima volta quanto era orgoglioso di condividere il nome del suo idolo, il cantante del gruppo delle sue maglie, che si era ucciso perchè troppo triste quando noi avevamo appena imparato a sorridere. Credo di essermi innamorata di Kurt nel vederlo strapparsi dei jeans nuovi, perchè troppo intatti per i suoi gusti. Crescendo, noi finimmo per somigliare sempre più ad elfi e lui finì per somigliare sempre più al suo omonimo triste. Ricordo i primi anni di superiori come un soffio pieno di musica. è strano come la concezione del tempo non faccia parte di me: ho amato così tanto i miei anni oltre l'orizzonte da essermeli quasi dimenticati, forse per non pensare a quanto terribile sia ora che quell'orizzonte l'ho varcato.
Quella sera però me la ricordo bene. Era tutto stranamente silenzioso. Hunter non parlava, sembrava rigido, Hunter si sfiorava fin troppo la testa, si accarezzava troppo i capelli quasi bianchi. Hunter fissava l'erba spruzzata dalla luce della luna, mentre io dondolavo piano le gambe incrociate e Kurt strimpellava la chitarra, accanto a noi, accompagnando il canto delle cicale, nella notte. Io sollevai lo sguardo sulla luna, e dissi che una volta avevo letto da qualche parte che durante le notti di luna piena gli elfi danzano in cerchio sulle colline, fino all'attirare un ragazzo bellissimo e portarlo con sè nel loro regno sotto la collina, per renderlo per sempre loro servo. Quando abbassai nuovamente lo sguardo, mio fratello era morto. Il medico disse che un vaso sanguigno era inspiegabilmente scoppiato all'interno del suo cervello. A me piace pensare che gli elfi se lo siano ripreso.

Mi ricordo bene anche cosa successe poi. Quello che accadde subito dopo la collina no, ma mi ricordo con un braccio sottile intorno alla vita di Kurt, mentre lo fissavamo su quel tavolo, al di là del vetro, il lenzuolo sul suo viso di un bianco sporco, meno bianco dei suoi capelli, e mi ricordo Kurt appoggiato a me come un sacco vuoto, mentre fissava con gli occhi azzurri quasi quanto i nostri il guscio vuoto del suo migliore amico, e poi la leggera pressione sul mio fianco, il mio seguirlo senza dire niente, salire in macchina accanto a lui e fissare la luna mentre la vecchia mercedes cigolava su per la collina. E ancora vuoto. E poi le sue labbra sulle mie, le sue mani che mi spogliavano, il suo corpo sopra il mio, il mio stringerlo convulsamente, la sua mano affondata nei miei capelli che li tirava appena e mi faceva male, ma era bello anche quello, mi ricordava che nonostante tutto ero ancora viva, anche se una metà di me era tornata con gli elfi sotto la collina.
Non rividi più Kurt. I miei genitori non lo vollero al funerale, e dopo aver seppellito mio fratello, per darmi il benvenuto nella loro paludosa parte di orizzonte a cui ormai ero costretta ad appartenere mi annunciarono che avevano intenzione di separarsi, e che io avrei seguito mia madre a New York. Che era sicuramente la cosa più giusta da fare, che mi sarei ricostruita una vita e non sarei stata costretta a vedere ogni giorno tutto ciò che costituiva la mia parte di orizzonte: buttarono il grammofono del nonno, con ancora il vinile dei Nirvana che Kurt mi aveva regalato, gettarono interi album da disegno pieni di universi paralleli e libri che avevamo consumato a forza di sfogliare, e mentre loro distruggevano pezzo dopo pezzo il mio mondo io, chiusa nel bagno stipato dagli scatoloni, scoprivo di essere incinta di Kurt.
Tutto questo accadeva esattamente un mese fa. Ora sono seduta sul mio nuovo letto, e dalla finestra non si intravede più la collina dove mio fratello serve gli elfi, solo punte di grattacieli. E nella mia pancia c'è una piccola persona, che potrebbe avere i capelli rosso fata o biondo scuro, o chissà, più bianchi di un lenzuolo. E mia madre non lo sa, non sa che mio fratello è con gli elfi, non sa che nel viaggio in macchina non eravamo solo in due, ma in tre, a condividere lo stesso silenzio, e soprattutto non sa che io sono innamorata da sempre di quel ragazzo che si strappava i jeans appena comprati, e che mi manca quanto Hunter. E che tutto quello che vorrei sarebbe essere con lui nel nostro orizzonte.
Foto: X X Xè una modella ed editor di moda, si chiama Filippa Gillo ^^