Group: Staff Posts: 8232 Location: Dalla F60 di Kimi!!!
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Credo che riuscirò a soppravvivere ugualmente... replicai senza mostrarmi scortese, perchè non era ciò che volevo. Mi alzai dalla poltrona prendendo, da sopra al tavolo, un bicchiere che riempii con semplice acqua. E' sempre stata una donna in gamba! Determinata ed ambiziosa... E molto affascinante. pensai tra me e me appoggiando il vetro del bicchiere sulle labbra per bere una parte dell'acqua che conteneva. Ho un sogno e per realizzare quel sogno è necessario che vada in Europa. spiegai sommariamente, non volevo tediarla con le mie parole che avrebbe potuto benissimo considerare stupide, vuote e senza senso, eppure l'eticchettare il mio viaggio, come una fuga, forse in parte non era così sbagliato. Vede, io non voglio essere uno dei tanti, non seguo le masse, le mode... dissi indicando con la mano la rivista sul tavolino. Mi voltai verso di lei seguendola con lo sguardo sino alla finestra restando ad una decina di passi da lei. Voglio distinguermi, essere diverso, perchè non conta essere un ragazzo intelligente dell'Upper East Side se non si ha voglia e passione per diventare davvero qualcuno. le spiegai con ardore, era la prima volta che ne parlavo davvero con qualcuno al di fuori di mio padre. Ho le possibilità economiche e per fortuna non sono nato stupido e stupido sarebbe accontentarsi della mediocrità. spiegai incrociando le braccia appoggiandomi al marmo del camino, in cui il fuoco era spento.
Mi voltai dopo aver prolungato il silenzio per qualche istante dopo che lui ebbe finito di parlare. Ero riuscita a percepire la passione e l'ambizione in quell'arringa, così quando mi voltai verso di lui non nascosi l'essere compiaciuta dalle sue parole e soprattutto dall'energia di cui lui le aveva riempite. Era un ragazzo interessante, probabilmente più di quello che appariva, ovvero di un bel giovane uomo. Fu in quel preciso istante che compresi cosa era scattato in me fin dall'inizio della nostra conversazione. Quella sua passione per il successo avrebbe prima o poi giaciuto nel mio letto. Spero che allora possa essere un viaggio interessante, in un certo modo mi ricordi me, anche io alla tua età partii dalla mia casa, anche se in modo più turbolento e diverso dal tuo, ma le intenzioni erano le stesse, trovare un proprio posto. Mi avvicinai, così da poter appoggiare la tazza semivuota sul tavolo, Tornando eretta con la schiena, ad un paio di passi da lui, mi esposi verso il padrone di casa. Le labbra a poca distanza dall'orecchio: Buona fortuna Gli augurai, già rientenendo che non sarebbe stato l'oceano a fermarmi. Le labbra poggia sulla sua guancia, apprezzandone l'odore e il sapore, nonchè il tatto. Un gesto che sarebbe risultato dolce e materno dieci anni fa, quando lui era un bambino. Ora un gesto decisamente meno decifrabile ad occhi non maliziosi. Salutami i tuoi Aggiunsi, prima di iniziare a dirigermi verso la porta.
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Notai il suo sguardo, diverso, sembrava fiero e compiaciuto da quelle mie parole. Probabilmente era lieta di aver constatato con i suoi occhi, che io non fossi diventato come la maggior parte dei miei coetanei. Abbiamo qualcosa in comune! le risposi garbatamente sorridendole seguendola, come sempre, con lo sguardo in ogni suo più piccolo gesto. Mi sentii stranamente agitato, quando si avvicinò, fin troppo a me sussurrandomi all'orecchio parole normali, ma ogni cosa detta da lei, anche la più semplice, prendeva una forma diversa, con un significato secondario. Anche a lei... risposi con evidente difficoltà. Mi sentivo impacciato, rigido e non potei non sentire quella fine ed intrigante forza invisibile che mi attraeva a lei. Quando mi diede quel bacio, seppur fosse sulla guancia, quel gesto mi mandò nel pallone, se fossi stato un robot, mi avrebbe mandato in corto circuito. Rimasi fermo, come intontito, nella sala mentre ormai lei si era avviata verso la porta di casa. Così mi voltai di scatto per raggiungerla scontrandomi contro il tavolino, una bella botta, come la figura da idiota che avevo appena fatto. Glieli saluterò... Mi raccomando, mi stia bene... dissi andando ad aprire il portone, non ricordavo che era già aperto, così armeggiai per quelche secondo con la chiave per aprirlo. Ecco... le dissi decisamente imbarazzato aprendole la porta, mi sentivo un idota? No, ero un idiota.